VILLE MEDICEE 1 di Eddi Volpato

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Io non sono uno storico dell’arte, non è nelle mie competenze. Non azzardo valutazioni critiche di alcun genere ma sono un convinto sostenitore del fatto che i giardini sono una forma di arte. E mi piace ribadirlo ogni volta che ne ho l’occasione. In genere questo aspetto è completamente trascurato dagli storici dell’arte che non tengono nella giusta considerazione il ruolo che il giardino ha avuto nella storia dell’architettura, della pittura o della scultura. Penso venga considerata un’arte minore. Ma che resterebbe della  Reggia di Versailles,  di Palazzo Pitti, del  Castello di Fontainebleau  o della Reggia di Caserta se togliessimo i  loro meravigliosi giardini? L’elenco a dire il vero sarebbe infinito. E che dire ancora delle sculture del Parco dei Mostri di Bomarzo? E che dire ancora di Monet che ha passato buona parte della vita a dipingere il suo giardino diventato poi giustamente famoso e ancora visitabile oggi.

La storia dei giardini è parte  inscindibile della storia dell’arte, lo ribadisco.

Il tal senso vorrei suggerire la visita di alcune delle ville medicee toscane, sia perché rientrano a pieno titolo nel discorso che sto facendo ma anche perché i loro giardini meritano una visita. Questi giardini rappresentano la forma più classica del giardino rinascimentale all’italiana. Ne voglio parlare perché in genere non sono inserite nei circuiti turistici più frequentati  e questo è un vero peccato. Ben conservati i giardini e ben conservati gli interni e gli arredi.  La visita è gratuita sia per il giardino sia per l’interno delle ville. Una ragione in più , quindi, per inserirle nei nostri progetti di viaggio.

Villa Petraia 1

Con questi edifici, sparsi nel territorio toscano, i Medici vollero dimostrare la loro potenza ma nello stesso tempo controllare i loro possedimenti.

Villa La Petraia, a pochi km da Firenze in località Castello, è ritenuta una delle più suggestive e da qualche anno è stata dichiarata patrimonio dell’UNESCO. Vi si accede attraverso il magnifico giardino all’italiana, uno degli esempi più significativi di giardino rinascimentale. Se a Firenze  Palazzo Pitti era il palazzo di rappresentanza e il suo giardino giustamente doveva impressionare, “La Petraia” era il luogo più intimo. Filosofi, scrittori, artisti vi soggiornavano. Questo era il luogo della cultura, oggi diremmo che era frequentato dall’intellighenzia del tempo.

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La villa, in forme classicheggianti, sembra non avere confine con il giardino  che  ne rappresenta  una sorta di propaggine e questo a sua volta è un tutt’uno con il paesaggio circostante.

Articolato su tre livelli, evidenzia in ogni elemento rigore geometrico e perfette simmetrie. Pur nei cambiamenti intervenuti nel tempo conserva, nelle linee essenziali, la struttura originaria. Nella parte più alta la villa è affiancata da  due parterres con disegni stilizzati nelle aiuole e nei passaggi. Al livello sottostante la vasca un tempo adibita a peschiera. Nel livello più basso un altro parterre che ricorda solo in parte il disegno originale che aveva  passaggi  coperti a disegnare due enormi circonferenze.  I vari terrazzamenti sono collegati da comode scalinate come era tipico del giardino formale all’italiana.

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Nella villa sono  state da poco sistemate, a piano terra,  le 14 stupende lunette dell’Utens che rappresentano a volo d’uccello tutte le proprietà dei Medici.  Stupende. Gli arredi interni sono ben conservati. Si colgono in maniera evidente  le stratificazioni delle dinastie che sono vissute nella villa. I Medici, poi i  Lorena  e infine i Savoia. Il cortile centrale, ricorda molto la parte centrale  dei palazzi fiorentini,  fu dotato dai Savoia di una copertura in vetro e ferro e arricchito di un enorme lampadario. Il cortile si è trasformato così in una gigantesca sala. Splendidi gli affreschi che in parte celebrano i fasti dei Medici.

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La Villa fu ristrutturata  a fine ‘500   per volere di Ferdinando I dei Medici su una proprietà turrita acquisita dal padre Cosimo I.

Un po’ dovunque  si possono vedere decine di bellissimi vasi in cotto toscano quasi tutti con splendide piante di limone piene di frutti.

Invidio tantissimo sia i vasi di terracotta  sia i limoni perché entrambi sono la mia passione. Purtroppo ai limoni ho dovuto rinunciare da tempo ai vasi no.

Villa Petria 6.

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GIARDINO ALPINO DEL COLLE DEL MONCENISIO di Eddi Volpato

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Dopo aver presentato in questo blog alcuni giardini botanici e alpini proseguo il percorso con questo giardino alpino. Non molto conosciuto come gli altri ha un discreto fascino. In territorio francese a qualche chilometro dal confine italiano. Il colle si raggiunge dopo un percorso fatto di numerosi tornanti, gli ultimi ricavati su una parete quasi verticale. Paradiso quindi di motociclisti ma anche di camperisti per il paesaggio veramente singolare.

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Il giardino è stato realizzato sotto la chiesa a piramide e si snoda per qualche centinaio di metri lungo i quali si possono trovare raccolte le piante tipiche della zona. Molte infatti sono proprio esclusive di questa area.

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Il periodo migliore è luglio. Io ci sono stato a metà agosto ma alcune fioriture erano già finite. L’epilobio la fa da padrone su tutto il territorio con il suo inconfondibile color rosso.

7 Moncenisio

Nel giardino ho trovato una splendida fioritura di Eryngium alpinum conosciuto anche come “Regina delle Alpi “. Pianta decisamente rara. Poche volte l’ho vista al di fuori di queste aree protette.

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Gli Echium coprono un’area piuttosto vasta e sono ancora in piena fioritura.

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Come in tutti i giardini botanici è sempre interessante aggirarsi tra le aiuole scoprire le specie presenti sempre identificate da un cartellino molto preciso che ne riporta oltre al nome botanico, quello francese e quello italiano.

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Il paesaggio è strepitoso, Sullo sfondo l’immenso lago. Da certe angolazioni sembra quasi un fiordo nordico che si insinua tra le montagne. E’ possibile fare il giro del lago seguendo un sentiero abbastanza accidentato in alcuni tratti a picco. Percorrendolo si può essere accompagnati dal fischio delle numerose marmotte.

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Merita sicuramente una visita e vi consiglio di assaggiare la squisita torta ai mirtilli.

Il giardino si rinnova e tutto ricomincia by Eddi Volpato

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La zona orto del giardino

 

Il giardino che alcuni di voi hanno conosciuto nel corso degli anni attraverso i miei post sulla Compagnia del Giardinaggio o attraverso questo blog si rinnova completamente. I violenti eventi atmosferici degli ultimi mesi mi hanno costretto a rivedere la sua organizzazione. Gli abeti che negli anni ci avevano accompagnato con la loro crescita non ci sono più. Quello che era un giardino prevalentemente d’ombra ora è diventato un giardino assolato. Non so ancora cosa succederà delle piante che erano state collocate nelle varie parti sulla base di esigenze molto diverse. Intanto però ho cominciato a fare le prime modifiche. Ci sono aree del giardino che sembravano ormai aver assunto un assetto definitivo e che ora devono risistemate. Cercherò con questo blog di descrivere i lavori che penso di mettere in atto. Così, come era già accaduto con i post nella CdG chi è interessato potrà seguire l’evoluzione del giardino nel corso del tempo con immagini e consigli.

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L’orto è ancora a riposo

Nella foto qui sopra si può vedere come il giardino si presenta a fine inverno. L’orto è ancora completamente spoglio, mentre le aiuole che lo circondano stanno cominciando il loro ciclo vegetativo. Si vedono i primi narcisi. Nella parte più lontana non ci sono più i cinque  abeti enormi che chiudevano completamente la prospettiva. Qui ho piantato un discreto numero di aster perché vorrei creare una zona autunnale tutta colorata che si dovrebbe accompagnare alla fioritura degli aster già presenti nella parte finale dell’orto. Ho inserito varietà con tanti colori diversi e con altezze varie. Mescolati ad essi   ho collocato Lythrium salicaria, Phlomis grandiflora, Phlomis russelliana e dei pennisetum. Non so come verrà il tutto. Come sempre in giardino si deve aspettare e avere tanta pazienza. Se il risultato sarà soddisfacente bene….. altrimenti  si correggeranno i difetti.

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Il giardino si sta risvegliando

Con l’eliminazione dell conifere dal giardino tutto cambia e non so che cosa succederà. Non so se avrò ancora quello che avevo prima e dovrò aspettare mese dopo mese per capire che cosa è cambiato e che cosa non sarà più come prima. L’immagine sopra è stata scattata ad aprile. Attorno all’orto cominciano a crescere le perenni. Per ora mi sembra che tutto si presenti ancora in modo soddisfacente. Il giardino sembra mantenere il suo carattere. In primo piano la fioritura di Clematis montana e a fianco il glicine. Un connubio decisamente riuscito. La Clematis montana, negli anni precedenti era cresciuta a dismisura e quindi in autunno l’ho potata drasticamente. La fioritura quest’anno è magnifica e quindi penso che ogni anno a fine autunno ripeterò l’operazione.

A me piace, quando giro in giardino, prendere nota degli interventi che dovrei fare per sistemare al meglio le varie aree. Di anno in anno si vedranno poi gli effetti, soprattutto si vedrà se i cambiamenti funzionano oppure no. Nulla però è definitivo. Il giardino cambia continuamente e col tempo le soluzioni pensate che sembravano perfettamente riuscite mutano e non creano più l’effetto che per qualche anno aveva funzionato e  allora  bisogna ricominciare a fare le modifiche, bisogna cominciare a riprogettare.

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Maggio

Adesso è  maggio. Guardo il giardino e le sue fioriture mi sembra che tutto sia spettacolare come era in passato. Mi rassereno e comincio a sperare che nulla sia cambiato.

ARREDI IN GIARDINO di Eddi Volpato

Il giardino non è solo fatto di piante. E’ fatto di materiali e di oggetti che lo completano. Penso ad esempio ai mattoni che si usano per  delimitare le aiuole o pavimentare zone di sosta e sentieri di passaggio.

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Vecchi mattoni  sono usati per pavimentare una zona di sosta

Mi vengono in mente  le pietre usate per il giardino roccioso.

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il giardino roccioso usa le pietre come elemento di arredo

Altre, invece, collocate ad arte   possono sorprendere  chi si aggira tra i sentieri e le aiuole. Bisogna essere attenti osservatori per individuarle e lasciarsi attirare da qualche forma strana.

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Ammonite fossile

Da questo punto di vista se qualche bambino visita i vostri giardini non se le farà di certo sfuggire.

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Conchiglia fossile

Nel mio giardino spesso trovo conchiglie fossili che piazzo poi qua e là lungo i sentieri.

Arredare il giardino è ovviamente frutto di un gusto personale ma è molto facile passare dal sobrio al kitsch. Comunque non dimentichiamo che il nostro giardino deve in primo luogo piacere a noi e non a chi eventualmente lo viene a visitare.

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Vaso di manifattura toscana

Io ad esempio lo vorrei pieno di  vasi.  I vasi di cotto mi piacciono tantissimo e li piazzerei dovunque. Non sempre sono necessari, ma sono così belli che a volte è difficile riuscire a rinunciarvi.  Una volta comperati bisogna pur piazzarli da qualche parte, se sono troppo grossi e il giardino piccolo non sarà facile. Certamente sono la soluzione migliore rispetto alla plastica e al cemento.  Hanno un sacco di vantaggi ma anche qualche svantaggio. Nelle zone in cui gli inverni sono particolarmente freddi, con temperature sotto lo zero e gelate frequenti,  possono facilmente fessurarsi o sgretolarsi. Dipende molto dal materiale con cui sono prodotti. I vasi toscani, usano crete che hanno un elevato grado di resistenza al gelo. Ma ovviamente sono anche molto costosi. Io cerco di risolvere il problema spostandoli. In inverno li raccolgo in una zona riparata dove l’acqua non li può bagnare. E’ un lavoraccio. Ma in questo modo non si rovinano col gelo.

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Antico  vaso  in parte riparato

Altro svantaggio è che se le  piante sono  troppo alte i vasi possono cadere quando c’è vento e quindi rompersi. A me è capitato più di una volta.

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Vaso stampato con disegni in rilevo

Se si rompono in due o tre pezzi si possono rimettere insieme facilmente. Conviene tentare la riparazione prima di buttare via tutto. Basta usare del silicone trasparente facendo aderire bene le parti rotte. Ci si può aiutare con del filo di ferro da stringere attorno al vaso. magari sotto il bordo, in modo che risulti  poco visibile. In questo modo le parti non si staccheranno più. Comunque, quando il silicone si sarà asciugato ben bene,  il filo di ferro si può togliere tranquillamente.

Il mercato offre una scelta vastissima e si va da   pezzi semplicemente stampati, lisci o lavorati,  a vere e proprie opere d’arte frutto del lavoro di abili artigiani. Certo i costi sono molto differenti.

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Vasi con stampa in rilievo

Ma di cotto non ci sono solo i vasi per il giardino c’è tanto altro.

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Cantapioggia

Come ho già detto lasciatevi guidare dalla vostra sensibilità dal gusto ma non esagerate. Il giardino non deve essere un’esposizione di pezzi di arredo. Spesso sono i piccoli dettagli che fanno la differenza e rendono tutto gradevole.

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Putto in cotto toscano

 

CLEMATIS ARMANDII : bella e quasi impossibile di Eddi Volpato

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Chi prova a piantare questa clematide  nel proprio giardino non ne potrà più fare a meno. La sua fioritura spettacolare è  irrinunciabile. A fine marzo (nella mia zona) si copre di una nuvola di corolle bianchissime. La pianta è molto vigorosa, quando trova la sistemazione adatta, vegeta tantissimo e si arrampica ovunque.  Sul Lago Maggiore ne ho vista una che ricopriva l’intera facciata di una casa. Decine di metri quadri. Meravigliosa.

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Purtroppo è anche  un po’ dispettosa.  Sarà vanità? Sarà che vuole farsi desiderare. Il fatto è  talvolta, dopo la sua straordinaria fioritura,  la pianta muore, più o meno all’improvviso. A me è già capitato alcune volte. So che a molti è capitato.  Probabilmente dipende dalle condizioni di impianto non adatte. Tutte le clematidi sono abbastanza esigenti da questo punto di vista. Non si adattano così facilmente al luogo in le vogliamo far crescere.

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Dopo vari insuccessi le ho comunque ripiantate.  In genere sono abbastanza costose. Ma io ne ho trovate alcune a buon mercato presso un vivaio locale. Erano veramente brutte. Le foglie tutte secche e nere. Ma avevo notato delle gemme incredibilmente vigorose. Malgrado l’aspetto non invitante le ho comperate lo stesso. Le ho relegate in un angolo buio e dimenticato. Nascoste dietro altri arbusti. Le clematidi amano avere il piede all’ombra. Sono passati alcuni anni  e spero che il periodo critico sia stato superato. Ovviamente non mi faccio illusioni. Non bisogna mai dare nulla per scontato.

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La prima l’ho piantata dietro un glicine. Il piede quindi è perfettamente nascosto. La pianta si è arrampicata su di esso. Adesso il glicine è spoglio e quindi la clematide risalta con la sua fioritura. Fra poco, quando il glicine comincerà a far spuntare le foglie, la coprirà completamente. Mi sembra stiano bene insieme.  Ormai la clematide sta crescendo a dismisura e ha superato abbondantemente la pianta che la sostiene e si sta allargando  contro il muro della casa.

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La seconda è collocata dietro una siepe di alloro. Piede assolutamente all’ombra e mai raggiunto dai raggi del sole. Si è arrampicata sull’alloro e adesso la sua ricchissima fioritura spicca  contro il verde scuro che fa da sfondo.

Dopo la fioritura qualche ramo della clematide  secca sempre  ma altre parti invece si sviluppano in modo quasi invadente. Probabilmente la pianta si muove per cercare le zone dove sta meglio disdegnando altre parti che le piacciono di meno.

Ellebori

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Sarà che quest’anno  gli ellebori hanno avuto una fioritura straordinaria, sarà che è passato un po’ di tempo dall’ultimo post, il fatto è che oggi mi è venuta voglia di scrivere e condividere qualche considerazione su queste piante.

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Mi hanno sempre creato dei problemi gli ellebori. Probabilmente perché, per qualche tempo, non sono riuscito a trovare la collocazione giusta. Li ho spostati di qua e di là per il giardino ma sempre con risultati scadenti. Ho sempre cercato posti molto ombreggiati. Probabilmente troppo. Allora ho deciso di scegliere un’esposizione più luminosa. Sembrava un sacrilegio per queste piante che amano il fresco. Invece finalmente è stata la scelta vincente. Ci voleva tanto? Da allora sono diventati sempre più belli e prosperosi. La posizione è sotto un tiglio. In inverno e primavera si trovano quindi in pieno sole. Quando gli ellebori hanno dato il meglio di sé, il tiglio inizia a sviluppare l’apparato fogliare e li ombreggia da Sud con la sua chioma.

Quando parlo di ellebori mi riferisco sia all’Elloborus niger sia agli orientalis. Il primo fiorisce in pieno inverno, anche sotto la neve. Gli altri adesso, cioè  da febbraio a metà aprile, nella mia zona.

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Affascinato dai colori degli orientalis ne ho comperato qualcuno in un giardino ligure dedicato a queste piante. Non avevo mai visto così tanti ellebori e così tante varietà. I cataloghi di semi infatti ne propongono una grande varietà con colori che vanno dal tenue rosa quasi bianco al nero. Ho quindi deciso di provare a riprodurli da seme. Ho ordinato alcune bustine in un mix di colori. Cottage garden mix.  Non è nato nulla. I vasetti sono quindi rimasti abbandonati  e ignorati, in un angolo del mio piccolo vivaio, per un anno,  stavano per essere buttati. Soprattutto per pigrizia non l’ho fatto.  Sono passati due inverni con  in mezzo un’estate torrida ma al sopraggiungere della primavera con mia grande sorpresa  sono spuntate le nuove piantine. Mi sembrava impossibile. All’inizio non ci credevo e non capivo se si trattasse davvero di ellebori,  però, allo spuntare delle seconde foglioline ne ho avuta la certezza.  Effettivamente avevo letto che i semi di queste piante germogliano un po’ quando ne hanno voglia, ma non pensavo ci volesse così tanto tempo. Li ho coccolati, protetti dalle chiocciole e finalmente portati in giardino dove adesso fioriscono in modo meraviglioso. Sono ormai due anni che la loro fioritura mi sorprende e mi piace. Per questo adesso li apprezzo sempre più.

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Mi piacciono talmente tanto che non ho avuto voglia di tagliare i fiori ormai secchi a fine stagione. Li ho lasciati sulla pianta e mi sono limitato a tagliare le vecchie foglie.  Con mia grande sorpresa la scorsa primavera ho visto che  le piante adulte erano circondate da centinaia di piccole piantine nate evidentemente dai semi lasciati cadere dai fiori che non avevo eliminato.  Evidentemente la posizione favorevole ha consentito ai semi di germogliare molto velocemente rispetto alle mie esperienze precedenti. Purtroppo molte di queste piantine con i primi caldi sono sparite.  Le poche rimaste le ho quindi subito trapiantate in vaso per proteggerle ed evitare che anch’esse  facessero una brutta fine.  Ormai è passato un anno, sono cresciute abbastanza  e qualche giorno ho pensato che fosse il momento giusto per trasportarle in giardino e  allargare così lo spazio a loro dedicato. Ovviamente sono un giardiniere insaziabile. Adesso vorrei ellebori dappertutto.

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Infatti anche questa primavera sono spuntati centinaia e centinaia di piccoli ellebori. Anche se sono piccoli ne ho spostati un bel po’ in vaso. Ho voluto evitare di perderli di nuovamente.

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Ovviamente vedo già ellebori sparsi dovunque ma forse non è il caso di esagerare. Anche gli ellebori sono quindi entrati nella lista delle piante di cui non potrei più fare accanto ad aquilegie, euphorbie e tante altre. Una lista che si allunga sempre più e fa riacutizzare sempre più la passione.